sta nel corpo risvegliato

Mi arrivano, gli alberi, misteriosi come le parole della canzone «Ma chi ha detto che non c’è?», di Gianfranco Manfredi, un ambiguo tuffo nel ’77. Che cos’è che sembra mancare e invece c’è? Nel calore del tuo senoSta nel sogno dei teppisti e nei giochi dei bambiniNella fabbrica desertaSta nel mitra lucidato, anche. Sta nel prendersi la merce, sta nel prendersi la mano. E poi, durissimo: e tirare i sampietrini nell’incendio di Milano. È la vita con il suo struggente, violento, multiforme richiamo.

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La vita per me è tenera in questo autunno dolcissimo.
Ho fatto tanto spazio. Ho rinunciato per capire fino a che punto si può portare la sottrazione – fino a che punto, se intanto resta la fiamma. Ora, ora che sono approdata in un posto per me, come un’onda – però mondata – torna tutto quello che del mondo ho amato. E mi risveglio come creatura terrena, ambiziosa, viva.

voleva di meno

«Non voleva di più, voleva di meno. Era questa la cosa che suo marito non riusciva a capire. Solitudine, distanza, tempo, lavoro».

Don Delillo, «Underworld», trad. Delfina Vezzoli, Einaudi 1999

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Ph. Donata Cucchi, 2017

work in progress

Continuo a fotografare la cima degli alberi, i rami, le foglie, la parte alta del tronco.
E della donna (cioè di me) il busto, i capelli, le mani. Le radici, mie e degli alberi, non mi chiamano, per ora.

Dell’albero osservo ammirata l’estensione, il tendere al cielo, le aspirazioni di luce.

Di me amo i capelli che chiamano e nascondono, le mani che proteggono, la libertà di chiudere e aprire. Più l’ombra, forse, della luce.

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coriandoli

Domani è martedì grasso – per dire.

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senilità

«Mi chiedono dei miei nuovi progetti, dice, sorridendo. Che cosa rispondere? Fare l’amore stanotte. Fare un altro disegno nel pomeriggio. Essere sorpreso!»

Henri Cartier-Bresson (da Capire una fotografia, di John Berger, Contrasto 2016)

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sempre la mia mente

sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli
uccelli che sono il segreto del vivere
qualsiasi loro canto è meglio del sapere
e gli uomini che non li sentono sono vecchi
sempre la mia mente vaghi affamata
intrepida assetata e agile
e anche s’è domenica il torto sia mio
ché se la gente ha ragione non è giovane

[…]

E.E. Cummins, «New Poems», n.60

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