tempi d’oro

– Ora andiamo, che la calura si è fatta più mite.
– Ma non è giusto pregare gli dei di qui, prima di incamminarsi?
– Come no.
– Caro Pan, e voi altri dei che siete qui, datemi la possibilità di diventare bello in ciò che ho dentro, e quel che ho fuori sia in armonia con ciò che ho dentro.
Ricco io ritenga il sapiente, e che io possa avere una quantità di oro quale non potrebbe prendere e portar via nessun altro, se non il temperante.

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Abbiamo bisogno di altro, Fedro? Per me si è pregato nella giusta misura.
– Prega anche con me per tutto questo. Infatti, sono comuni le cose degli amici.

Platone, «Fedro»

 

Ovunque proteggi

L’aspetto più interessante della capacità d’adattamento dell’olivo è la sua resistenza alla siccità anche quando si protrae per molti mesi.

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Ph. Donata Cucchi: «Benedetta», 2017

«Fotografia, metamorfosi, ritratti e altre stregonerie» di Veronica Ceruti

 

L’albero è un essere che memorizza. Tutte le azioni compiute e le impressioni ricevute costituiscono la sua struttura e sono rintracciabili al suo interno. Ciò è straordinario ed esemplare e ci può riportare metaforicamente alla realtà dell’uomo e al senso della sua stessa vita. Giuseppe Penone

«In un articolo del 1929 intitolato La figura umana Bataille scriveva che “conviene ridurre l’apparizione del me a quella di una mosca sul naso di un relatore”. Ma se la trasformazione o la metamorfosi delle forme apre la possibilità dell’in-forme, essa alimenta al contempo la forza di una figura, di una presenza sorpresa nell’assenza, di un passaggio, di un sogno.

Donata Cucchi si ritrae, ma non afferma se stessa, dissolve i contorni dell’Io, è ritratta, si ritira mostrandosi, fa ritirata in seno alla sua propria manifestazione e delega all’albero il proprio nitido riflesso.

Il ritratto in quanto sostituzione implica, almeno momentaneamente, l’assenza del modello e quindi, virtualmente, la sua morte. Non si contano le molteplici riflessioni ispirate da questo assentarsi consustanziale all’immagine, soprattutto dall’invenzione della fotografia, fin dalle sue origini percepita come un misterioso intreccio fra tecnica e magia. È il processo fotografico stesso a porsi come stregonesco: alchimia che si svolge in un antro buio e vietato ai non adepti, tecnica che combina ottica e chimica per conservare l’immagine sensibile prodotta dalla luce e farla infine riapparire, attraverso la stampa, come una nuova impronta del mondo. Ben oltre la semplice riproduzione della cosa, la fotografia reinventa la realtà a partire dalle sue apparenze; la lente dell’obiettivo offre un nuovo sguardo, rivela nel quotidiano, così come nelle forme naturali, una magia di cui prima eravamo inconsapevoli.

L’artista sperimenta, come sciamano pone in immagine un mondo al contempo nascosto e disvelato.

Cucchi si ritira nell’abisso del suo ritratto ed è nell’albero che risuona l’eco di questo ritiro; è un passaggio transgender fra generi artistici, dal ritratto al paesaggio, epidermide e corteccia, ventre fertile e germoglio, vertebra e ramo, ferita dell’animo, nodo nel legno. Nelle sue immagini, le stagioni della vita umana e naturale perdurano, cristallizzate, immortali, dolcemente noncuranti dell’immanenza terrena».

Veronica Ceruti sulle opere della serie «Le Metamorfosi» esposte nella collettiva «Upon Reflection» alla galleria B4 di Bologna dal 22 giugno al 27 luglio.

Ph. Donata Cucchi: «Futura», 2017; «i giorni», 2017.