«Nasce così, lo “Spazio 1”, la galleria fotografica in via Comani 18, che inaugurerà in anteprima venerdì 19 alle 18.30 con la premiazione del 1°concorso fotografico “Vergato Foto Arte” che quest’anno aveva come tema “La Bellezza”. Verranno esposte e premiate le tre migliori foto ricevute. Gli artisti, invece, che esporranno in questa mostra collettiva sono fotografi professionisti e non, provenienti prevalentemente dal territorio bolognese. Saranno esposte le opere di: Giorgio Barbato, Giorgia Bellotti, Laura Bellotti, Donata Cucchi, Chiara Dondi, Michele Maglio, Luciano Marchi, Giovanni Modesti, Alessandra Neri, Jessica Raimondi, Giuditta Uliani e Massimiliano Usai».
Categoria: fotografia
questo lavoro non è un mestiere
Perché fotografo il mio, di corpo? Perché è più semplice. C’è un’intimità spietata e amorosa nei miei scatti, non immediatamente proponibile con il corpo di un altro.
Sono però riuscita ad avvicinarmi a questa possibilità fotografando la mia amica più vicina, Carlotta. A conferma che questo lavoro non è mestiere, ma relazione.
una parete
Ed ecco una parete perfetta per «Le Metamorfosi», allestite in un pomeriggio di pioggia e freddo alla galleria Comani di Vergato.
L’inaugurazione della sezione fotografia di Vergato Arte sarà venerdì 19 maggio alle 18:30. La galleria sarà aperta il sabato e la domenica seguenti, il 20 e il 21, e quelli della settimana successiva, il 27 e il 28.
Un grazie al gusto inarrivabile della mia splendida mamma.
Novità
Un paio di settimane fa ho ricevuto una telefonata gentile e diretta: Laura Bellotti, del gruppo che cura la sezione fotografia di Vergato Arte, mi invitava a esporre dal 19 maggio, per un paio di settimane. Il tempo è poco, ma in questo ambito sono sempre pronta. Laura mi ha spiegato che questo è il primo anno che la rassegna ospita uno spazio dedicato alla fotografia. Aveva conosciuto le mie foto attraverso l’artista Massimiliano Usai e le erano piaciute.
Oggi sono andata a vedere lo spazio espositivo. A Vergato si arriva con grande facilità lungo la Porrettana, attraverso curve di sole e alberi, tra il piccolo fiume Reno e gli Appennini, con camionette che vendono frutta solitarie ai lati delle strade, sfilando in mezzo a rade case e tanto verde, infilando uno dopo l’altro i paesi della collina – Sasso Marconi, Marzabotto, Pian di Venola, Sibano – fatti di sasso, trattorie, una chiesa, dei bar.
Vergato alle tre del pomeriggio era solitaria e un po’ stupita di vedermi. Il posto che cercavo è in un appartamento sopra un bar anni Cinquanta dove ho mangiato una pasta alla crema. Poi son salita. C’erano solo donne, pulivano il pavimento, scattavano foto con il cellulare, spiegavano a me quanto spazio avrei avuto a disposizione. Erano loro le persone che stanno mettendo in piedi questa iniziativa dal niente, in un luogo dove la circolazione dell’arte non è certo scontata. La galleria è molto grande, con colonne robuste e pareti bianche, soffitti bassi e finestre ampie, di luce. Un luogo bellissimo.
Quindi «Le metamorfosi» rimetteranno la testa fuori, a breve, e si faranno un giro in collina.
(Poi c’è anche un’altra novità, artistica e cittadina – e importante – ma non è ancora venuto il momento di parlarne).
Ma se uno entra
«Ci sembrava un luogo particolarmente adatto a essere “segnato” per riconoscerlo. Questo lavoro di riconoscimento è particolare perché non è gridato forte, ci si può passare davanti mille volte e non capire. Ma se uno entra, è obbligato a un percorso mentale che lo rende partecipe in un modo molto più intenso».
Letizia Gelli Mazzuccato – architetto del monumento ai caduti di Sabbiuno, insieme a Umberto Maccaferri e Gian Paolo Mazzuccato (del Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova)
Sacrario di Sabbiuno, Bologna.
Le cose che restano vive
Quando si prende il largo restano vive solo le cose vive.

Certe letture. Venezia che palpita da qualche parte dentro e fuori di me. Le affinità elettive. Gli affetti grandi, quelli dove il bene sta nel punto di incertezza tra la risata e le lacrime. L’arte con il suo rigore di vita e di morte. Il vino, ma solo il vino eccellente. L’odore che hanno le città in primavera, ciascuna il suo proprio. I ricordi d’infanzia. I ricordi di scuola. Quella volta a giocare a carte in un paesino sotto le Meteore. Il momento in cui dopo mille tentennamenti entri in mare anche con la testa e in quella sordità umida ritrovi l’utero di tua madre. Quando leggi qualcosa e ti viene da piangere. Far parte di un coro femminile che si è costruito con la pratica teatrale ma soprattutto con le cose fatte insieme, dal basso dei gesti e non dall’acuto delle parole. E altro.
fuori collana
Che ci facciamo di una foto così? Di un periodo così? Un periodo quasi bello e invece teso, che gira veloce e non succede niente, di volti nuovi e sogni vecchi, fatiche che non riesco a incarnare, frustrazione perché non fotografo, non scrivo, non cammino, non amo. Che ne facciamo? Niente, stiamo lì.

educare lo sguardo
Maestà
Ecco, invece questi qui potrebbero andare alla guerra. Condottieri, sono.

ogni tanto mi chiedo
Ogni tanto mi chiedo: ma mi faranno bene tutti questi alberi?!
Poi ne arriva uno così, tutto speranzoso di piccoli germogli forti, e penso che sì, mi fanno bene questi alberi.
