
Ibiza, maggio 2018
© Donata Cucchi
Non so cosa fa l'arte alle persone che la guardano, ma salva quelle che la fanno, Maurizio Cattelan (da «33 artisti in 3 atti», Sarah Thorton, Feltrinelli 2015)

Ibiza, maggio 2018
© Donata Cucchi

Mi arrivano, gli alberi, misteriosi come le parole della canzone «Ma chi ha detto che non c’è?», di Gianfranco Manfredi, un ambiguo tuffo nel ’77. Che cos’è che sembra mancare e invece c’è? Nel calore del tuo seno. Sta nel sogno dei teppisti e nei giochi dei bambini. Nella fabbrica deserta. Sta nel mitra lucidato, anche. Sta nel prendersi la merce, sta nel prendersi la mano. E poi, durissimo: e tirare i sampietrini nell’incendio di Milano. È la vita con il suo struggente, violento, multiforme richiamo.

La vita per me è tenera in questo autunno dolcissimo.
Ho fatto tanto spazio. Ho rinunciato per capire fino a che punto si può portare la sottrazione – fino a che punto, se intanto resta la fiamma. Ora, ora che sono approdata in un posto per me, come un’onda – però mondata – torna tutto quello che del mondo ho amato. E mi risveglio come creatura terrena, ambiziosa, viva.
«Non voleva di più, voleva di meno. Era questa la cosa che suo marito non riusciva a capire. Solitudine, distanza, tempo, lavoro».
Don Delillo, «Underworld», trad. Delfina Vezzoli, Einaudi 1999

Ph. Donata Cucchi, 2017
Un altro modo ancora:

Ph. Donata Cucchi, 2017
Continuo a fotografare la cima degli alberi, i rami, le foglie, la parte alta del tronco.
E della donna (cioè di me) il busto, i capelli, le mani. Le radici, mie e degli alberi, non mi chiamano, per ora.
Dell’albero osservo ammirata l’estensione, il tendere al cielo, le aspirazioni di luce.
Di me amo i capelli che chiamano e nascondono, le mani che proteggono, la libertà di chiudere e aprire. Più l’ombra, forse, della luce.

Accoglienti, inseparabili, vaste. E un po’ spaventose.

Domani è martedì grasso – per dire.

Si muovono. Eccome.

