

Non so cosa fa l'arte alle persone che la guardano, ma salva quelle che la fanno, Maurizio Cattelan (da «33 artisti in 3 atti», Sarah Thorton, Feltrinelli 2015)


Il progetto fotografico #MariAperti… si è riaperto.
Quest’estate si sono spalancati davanti a me gli abissi delle basse maree di Bretagna e Normandia, spazi di impermanenza, cicli di vuoti e pieni spaventosi e bellissimi, dove il mare si ritira per lasciare posto a una distesa di sabbia che imita il deserto – a un incantevole inganno.
Ho avuto l’impulso di ricominciare a raccontare quella dimensione con gli strumenti della mia fotografia, che negli anni è diventata ancora più rarefatta.

Al contrario di ciò che può suggerire l’atmosfera apollinea della foto, era una stagione della mia vita un po’ folle (ma non in senso buono).
Ora l’immagine accompagna le belle poesie di Claudio Damiani su La Ricerca #16.
Sono orgogliosa di queste mie creature che si muovono per la loro strada e che sono così migliori di me.

Se il 2018 è stato l’anno della rivolta, il 2019 dovrà essere l’anno in cui ci rendiamo conto che dobbiamo cambiare il nostro modo di fare business, dice Sunita Narain, ambientalista indiana tra le più influenti a livello mondiale. Dal numero 16 de «La ricerca», “Pianeta Scuola”.

«The ocean, over there», dal progetto #MariAperti
Sandwich Harbour, Namibia, 2009
© Donata Cucchi
Dal progetto fotografico MariAperti ~ Anche poster 50 x 75 cm ~ Per info: cucchid@tin.it

Namibia, 2010
© Donata Cucchi
Mentre MariAperti si lascia dietro un riverbero di telefonate, sorrisi e stampe richieste, io festeggio tra me e me la fine di questo bel progetto, ciò che mi ha insegnato, la bellezza che ho visto passare dalle opere a chi le ha cercate, apprezzate, sentite.

(E intanto, per caso, una sera di queste nasce l’idea per un progetto nuovo – “che cossè l’amor” si chiamerà – dove l’amore sarà incarnato da due inseparabili poltroncine da cinema e avrà molto a che fare con l’evocazione della sua mancanza).
«Ti ho venduto una foto, spero non ti dispiaccia».
«Ah!»
«Stamattima, è venuto un signore, gli piaceva e se l’è portata via».
«Quale?»
«Quella dietro l’angolo».
Cioè questa:

«Mari Aperti». Wasteland, Namibia (2009).
E fu così che, con l’acquisto di «Mari Aperti», si concluse la mostra MariAperti, in una pallida fredda luminosa giornata di ottobre.
Tanti sguardi in mare aperto.
«Perspective». Wasteland, Namibia (2009).
Quel confine tra noi e l’Oltre, volevo scrivere. No, troppo religioso. Tra noi e la Cosa. Mh. Una frontiera? Quella è connotata, oggi come oggi, è esatta. Tra noi e la vita? Indifferenziato, generico. E ancora. Cos’è quel mare? Quanto piccole sono le figure sulla riva? Cosa fanno, che si aspettano?
Quel mare, quel mare ci inghiotte.
«Bordi». San Francisco, California, US (2008).
«Sono il primo cliente del giorno all’Estravagario e sto vedendo una mostra fotografica dura, poetica, ruvida…» (cit. LL)
«Ruggine». Riccione, Italia (2010).