voleva di meno

«Non voleva di più, voleva di meno. Era questa la cosa che suo marito non riusciva a capire. Solitudine, distanza, tempo, lavoro».

Don Delillo, «Underworld», trad. Delfina Vezzoli, Einaudi 1999

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Ph. Donata Cucchi, 2017

«Fotografia, metamorfosi, ritratti e altre stregonerie» di Veronica Ceruti

 

L’albero è un essere che memorizza. Tutte le azioni compiute e le impressioni ricevute costituiscono la sua struttura e sono rintracciabili al suo interno. Ciò è straordinario ed esemplare e ci può riportare metaforicamente alla realtà dell’uomo e al senso della sua stessa vita. Giuseppe Penone

«In un articolo del 1929 intitolato La figura umana Bataille scriveva che “conviene ridurre l’apparizione del me a quella di una mosca sul naso di un relatore”. Ma se la trasformazione o la metamorfosi delle forme apre la possibilità dell’in-forme, essa alimenta al contempo la forza di una figura, di una presenza sorpresa nell’assenza, di un passaggio, di un sogno.

Donata Cucchi si ritrae, ma non afferma se stessa, dissolve i contorni dell’Io, è ritratta, si ritira mostrandosi, fa ritirata in seno alla sua propria manifestazione e delega all’albero il proprio nitido riflesso.

Il ritratto in quanto sostituzione implica, almeno momentaneamente, l’assenza del modello e quindi, virtualmente, la sua morte. Non si contano le molteplici riflessioni ispirate da questo assentarsi consustanziale all’immagine, soprattutto dall’invenzione della fotografia, fin dalle sue origini percepita come un misterioso intreccio fra tecnica e magia. È il processo fotografico stesso a porsi come stregonesco: alchimia che si svolge in un antro buio e vietato ai non adepti, tecnica che combina ottica e chimica per conservare l’immagine sensibile prodotta dalla luce e farla infine riapparire, attraverso la stampa, come una nuova impronta del mondo. Ben oltre la semplice riproduzione della cosa, la fotografia reinventa la realtà a partire dalle sue apparenze; la lente dell’obiettivo offre un nuovo sguardo, rivela nel quotidiano, così come nelle forme naturali, una magia di cui prima eravamo inconsapevoli.

L’artista sperimenta, come sciamano pone in immagine un mondo al contempo nascosto e disvelato.

Cucchi si ritira nell’abisso del suo ritratto ed è nell’albero che risuona l’eco di questo ritiro; è un passaggio transgender fra generi artistici, dal ritratto al paesaggio, epidermide e corteccia, ventre fertile e germoglio, vertebra e ramo, ferita dell’animo, nodo nel legno. Nelle sue immagini, le stagioni della vita umana e naturale perdurano, cristallizzate, immortali, dolcemente noncuranti dell’immanenza terrena».

Veronica Ceruti sulle opere della serie «Le Metamorfosi» esposte nella collettiva «Upon Reflection» alla galleria B4 di Bologna dal 22 giugno al 27 luglio.

Ph. Donata Cucchi: «Futura», 2017; «i giorni», 2017.

l’albero è un essere che memorizza

«L’albero è un essere che memorizza. Tutte le azioni compiute e le impressioni ricevute costituiscono la sua struttura e sono rintracciabili al suo interno. Ciò è straordinario ed esemplare e ci può riportare metaforicamente alla realtà dell’uomo e al senso della sua stessa vita».

Giuseppe Penone

da «Fotografia, metamorfosi, ritratti e altre stregonerie», testo critico di Veronica Ceruti sulle mie opere in mostra dal 22 giugno nella collettiva «Upon Reflection», alla galleria B4

pensieri, 2017

Ph. Donata Cucchi: «pensieri», 2017.

quindi il mio matrimonio è un po’ questo

Giovedì 22 giugno, cioè giovedì prossimo, inaugura Upon Reflection, una collettiva di fotografia alla quale ho l’onore di partecipare con quattro opere da «Le Metamorfosi», per lo più mai esposte.

La curatela del mio progetto è della grandissima Veronica Ceruti, che ha scritto un testo del quale non la ringrazierò mai abbastanza.

Da ieri ho le stampe definitive e aver incrociato Federico Borella che usciva da Fina Estampa mentre entravo io mi è sembrato come minimo di buon auspicio.

Upon Reflection, collettiva di fotografia
22 giugno 2017, ore 18:00
presso la galleria B4, via Vinazzetti 4/b, Bologna

Venite? Io non mi sposerò mai, quindi il mio matrimonio è un po’ questo (anzi, matrimoni, che mica intendo fermarmi).

uponreflection

Vergato News 24

«Nasce così, lo “Spazio 1”, la galleria fotografica in via Comani 18, che inaugurerà in anteprima venerdì 19 alle 18.30 con la premiazione del 1°concorso fotografico “Vergato Foto Arte” che quest’anno aveva come tema “La Bellezza”. Verranno esposte e premiate le tre migliori foto ricevute. Gli artisti, invece, che esporranno in questa mostra collettiva sono fotografi professionisti e non, provenienti prevalentemente dal territorio bolognese. Saranno esposte le opere di: Giorgio Barbato, Giorgia Bellotti, Laura Bellotti, Donata Cucchi, Chiara Dondi, Michele Maglio, Luciano Marchi, Giovanni Modesti, Alessandra Neri, Jessica Raimondi, Giuditta Uliani e Massimiliano Usai».

Inaugurazione Vergato Foto Arte 2017

questo lavoro non è un mestiere

Perché fotografo il mio, di corpo? Perché è più semplice. C’è un’intimità spietata e amorosa nei miei scatti, non immediatamente proponibile con il corpo di un altro.

Sono però riuscita ad avvicinarmi a questa possibilità fotografando la mia amica più vicina, Carlotta. A conferma che questo lavoro non è mestiere, ma relazione.

una parete

Ed ecco una parete perfetta per «Le Metamorfosi», allestite in un pomeriggio di pioggia e freddo alla galleria Comani di Vergato.

L’inaugurazione della sezione fotografia di Vergato Arte sarà venerdì 19 maggio alle 18:30. La galleria sarà aperta il sabato e la domenica seguenti, il 20 e il 21, e quelli della settimana successiva, il 27 e il 28.

IMG_20170507_170101_742Un grazie al gusto inarrivabile della mia splendida mamma.

 

Novità

Un paio di settimane fa ho ricevuto una telefonata gentile e diretta: Laura Bellotti, del gruppo che cura la sezione fotografia di Vergato Arte, mi invitava a esporre dal 19 maggio, per un paio di settimane. Il tempo è poco, ma in questo ambito sono sempre pronta. Laura mi ha spiegato che questo è il primo anno che la rassegna ospita uno spazio dedicato alla fotografia. Aveva conosciuto le mie foto attraverso l’artista Massimiliano Usai e le erano piaciute.

Oggi sono andata a vedere lo spazio espositivo. A Vergato si arriva con grande facilità lungo la Porrettana, attraverso curve di sole e alberi, tra il piccolo fiume Reno e gli Appennini, con camionette che vendono frutta solitarie ai lati delle strade, sfilando in mezzo a rade case e tanto verde, infilando uno dopo l’altro i paesi della collina – Sasso Marconi, Marzabotto, Pian di Venola, Sibano – fatti di sasso, trattorie, una chiesa, dei bar.

Vergato alle tre del pomeriggio era solitaria e un po’ stupita di vedermi. Il posto che cercavo è in un appartamento sopra un bar anni Cinquanta dove ho mangiato una pasta alla crema. Poi son salita. C’erano solo donne, pulivano il pavimento, scattavano foto con il cellulare, spiegavano a me quanto spazio avrei avuto a disposizione. Erano loro le persone che stanno mettendo in piedi questa iniziativa dal niente, in un luogo dove la circolazione dell’arte non è certo scontata. La galleria è molto grande, con colonne robuste e pareti bianche, soffitti bassi e finestre ampie, di luce. Un luogo bellissimo.

Quindi «Le metamorfosi» rimetteranno la testa fuori, a breve, e si faranno un giro in collina.

(Poi c’è anche un’altra novità, artistica e cittadina – e importante – ma non è ancora venuto il momento di parlarne).